STORIA E TRADIZIONI SANNITE
fra Briganti e Janare
Casalduni, un incantevole gioiello nel cuore della Campania
Immerso tra le maestose pendici del massiccio del Matese, sorge Casalduni, un affascinante borgo medievale che sembra essere sfuggito dalle pagine di una fiaba. Questo luogo magico fonde armoniosamente la natura incontaminata con una ricca trama di storia e cultura.
I lussureggianti boschi del Matese avvolgono il borgo, creando un’atmosfera fiabesca in cui cascate e fiumi si snodano tra le imponenti montagne, regalando ai visitatori panorami mozzafiato.
Il centro storico di Casalduni è un intrigante labirinto di stradine strette e tortuose, intrecciate tra case in pietra e pittoreschi vicoli acciottolati. Le tonalità pastello delle abitazioni e i balconi adornati da fiori contribuiscono a creare un’atmosfera romantica e suggestiva.
Tra i monumenti storici di maggior rilievo, spicca il castello baronale che sovrasta il borgo dall’alto. Risalente al XIV secolo, questo imponente castello è stato oggetto di un accurato restauro nel corso del XX secolo.
Un’altra testimonianza significativa del passato di Casalduni è la chiesa di Santa Maria Assunta, risalente al XII secolo, la quale custodisce un affresco pregevole raffigurante la Madonna con Bambino, databile al XIV secolo.
Casalduni non è solo un luogo ricco di storia e cultura, ma anche un custode di memorie. Il territorio comunale è stato teatro di importanti eventi legati al brigantaggio, un fenomeno che ha interessato l’Italia meridionale tra il 1860 e il 1870, in seguito all’unificazione del paese.
Il brigantaggio, complesso e multiforme nelle sue cause, vide il coinvolgimento attivo di Casalduni in episodi noti come i tragici eventi di Pontelandolfo e Casalduni, nell’agosto del 1861. In quei giorni, le truppe borboniche, sotto il comando del generale Pier Eleonoro Negri, attaccarono i due comuni, causando la perdita di centinaia di vite civili.
Questi dolorosi episodi hanno segnato profondamente la storia di Casalduni e dell’Italia meridionale, fungendo da testimonianza di un passato intricato che non va dimenticato. Il brigantaggio, con le sue complesse radici socioeconomiche, offre uno sguardo penetrante sul passato e sul presente del nostro paese.
Oggi, Casalduni si presenta come un borgo pacifico e sereno, ma la sua storia è intrisa di ricchezza e complessità. Il brigantaggio, pur essendo parte integrante di questo passato, non deve essere dimenticato.
Casalduni si erge ora come una destinazione turistica imperdibile per chi ama la natura, la storia e le tradizioni. Il borgo accoglie i visitatori in un’esperienza unica, tra paesaggi mozzafiato, monumenti storici e prelibati prodotti tipici.
In conclusione, Casalduni si rivela come un luogo magico che offre ai visitatori un’esperienza straordinaria. Questo borgo, autentico gioiello della Campania, merita di essere scoperto, apprezzato e custodito nella memoria di chi lo visita.
La Janara
Secondo una leggenda che affonda le radici nell’antichità, Benevento sarebbe la città prediletta dalle streghe, un luogo in cui, nelle notti oscure, queste figure misteriose si riuniscono attorno a un maestoso albero di noce, sulle rive del fiume Sabato. Si dice che la nascita di questo mito risalga all’epoca della dominazione romana, quando la connessione tra paganesimo e stregoneria cominciò a prendere forma.
Ma fu nel VII secolo, durante la dominazione longobarda e sotto il regno del duca Romualdo, che la leggenda del noce di Benevento assunse una forma definitiva. I longobardi, pur essendo formalmente convertiti al cristianesimo, non abbandonarono mai del tutto le loro credenze pagane, mantenendo segreti riti arcani che affondavano nelle radici più oscure della loro cultura.
Si racconta che nei pressi del fiume Sabato, donne urlanti danzavano freneticamente intorno a un albero di noce dalle cui fronde pendevano serpenti. Non solo: in quelle notti selvagge, veniva celebrato un rito guerriero propiziatorio in onore del dio Wotan*, durante il quale i guerrieri, cavalcando i loro destrieri, circondavano un albero sacro al quale era appesa una pelle di caprone. Armati di lance, li colpivano con furia, strappandone brandelli che poi mangiavano, come simbolo di forza e di potere. Gli abitanti di Benevento, testimoni di questi eventi, interpretarono queste strane usanze come un chiaro segno di stregoneria.
Per loro, i guerrieri e le donne non erano altro che le incarnazioni delle streghe, l’albero di noce un simbolo maledetto, e le urla provenienti dalla foresta furono giudicate come riti orgiastici legati al culto del diavolo. La leggenda crebbe di potenza quando il sacerdote Barbato, accorso in difesa della fede cristiana, accusò i longobardi di idolatria. Nel 663 d.C., quando la città fu assediata dai Bizantini, Romualdo promise di rinunciare al paganesimo se fosse riuscito a salvare Benevento. E così accadde: le truppe bizantine si ritirarono, e Romualdo mantenne la sua promessa. In seguito, Barbato, divenuto vescovo della città, prese personalmente in mano la missione di distruggere l’albero maledetto, abbattendolo e estirpando le radici. Al suo posto, per scacciare il male, fece erigere e consacrare una chiesa.
Tuttavia, la leggenda delle streghe non svanì. Anzi, nel 1273, i racconti di notti insonni, in cui donne si riunivano di nuovo attorno a un albero sulle rive del fiume Sabato, si diffusero con rinnovato vigore. Si credeva che l’albero abbattuto da San Barbato fosse risorto per volontà demoniaca, e che le streghe, le “janare” come le chiamavano i beneventani (dal latino “janua”, cioè porta. Un altra teoria sull’origine del nome Janara viene dal termine Dianara, seguace della Dea Diana), fossero tornate a portare il loro male. La gente iniziò a temerle come portatrici di sventura, infertilità e malefici, specialmente verso i più deboli, come gli infanti. Alle “janare” venivano attribuiti misteriosi decessi, malformazioni e malattie rare, e ogni strano evento sembrava essere la loro opera.
Nel XV secolo, la credenza nella loro esistenza si era ormai radicata talmente profondamente nella mente della popolazione che iniziò quella che sarebbe passata alla storia come la “caccia alle streghe”. Una caccia che avrebbe marchiato per sempre il destino di Benevento e delle sue ombre, lasciando una traccia indelebile nel cuore delle sue notti più nere.
Festa delle Janare: Magia e Tradizione
La festa delle Janare, il 24 giugno, celebra la notte di San Giovanni, offrendo l’opportunità di immergersi nella cultura e nelle tradizioni della città. Con processioni in costume, spettacoli di musica e danza tradizionali e mercatini artigianali, l’evento richiama visitatori da tutta Italia, offrendo uno sguardo nell’atmosfera magica delle leggende sulle Janare.
Wotan*, noto anche come Odin (ODINO) nelle tradizioni scandinave, è una figura centrale nella mitologia germanica e norrena. È il dio supremo del pantheon germanico, ed è associato a molteplici aspetti della vita e della morte, della saggezza e della guerra.
Ecco alcuni dei principali attributi di Wotan/Odin:
Dio della guerra e della battaglia: Wotan è il signore delle battaglie e dei guerrieri. È spesso rappresentato come un dio che guida gli eserciti in guerra e protegge i valorosi combattenti. I guerrieri che morivano in battaglia venivano accolti nel Valhalla, il suo palazzo celeste, dove avrebbero combattuto e celebrato per l’eternità.
Dio della saggezza: Wotan è anche il dio della conoscenza e della saggezza, un aspetto che si riflette nel suo sacrificio per ottenere la saggezza. Secondo il mito, egli si appese all’Albero del Mondo, Yggdrasill, per nove giorni e nove notti, in un atto di auto-sacrificio, per acquisire la conoscenza delle Rune, simboli che racchiudono poteri magici.
Dio della magia e della divinazione: Oltre alla saggezza, Wotan è anche associato alla magia e alla divinazione. È il padrone delle pratiche mistiche e delle rune, che usava per prevedere il futuro e per controllare gli eventi.
Il “Viandante” o “Wanderer”: In molte leggende, Wotan è descritto come un viandante che si traveste da uomo comune e viaggia tra i mortali per osservare il mondo. Questa caratteristica lo rende anche un dio dell’osservazione e della conoscenza diretta.
Padre di altri dei e eroi: Wotan è anche il padre di molti altri dei e dei protagonisti mitologici. Fra i suoi figli più noti ci sono Thor, il dio del tuono, e Baldur, il dio della bellezza e della luce.
In generale, Wotan/Odin incarna una figura complessa e ambivalente: è sia il dio che promuove la guerra e la distruzione, ma anche il dio che offre saggezza, magia e l’accesso alla divinità per coloro che sono pronti a sacrificarsi. La sua figura ha avuto una forte influenza sulla cultura germanica e norrena, e il suo culto ha attraversato secoli, ispirando miti, leggende e tradizioni.
IL BRIGANTAGGIO NEL SANNIO
Il brigantaggio, fenomeno complesso sviluppatosi nell’Italia meridionale tra il 1860 e il 1870 in seguito all’unificazione del paese, fu caratterizzato da insurrezioni e rivolte guidate da bande di briganti, che sfidavano l’autorità del nuovo governo italiano.
Particolarmente diffuso nel Sannio, una regione tra la Campania e il Molise, il brigantaggio fu alimentato da diversi fattori, tra cui le precarie condizioni economiche e sociali della popolazione meridionale, il forte legame con l’identità locale e la fedeltà alla monarchia borbonica, ancora sostenuta da una parte della popolazione, e la presenza consolidata di bande di briganti nel territorio.
Episodi tragici come quelli di Casalduni e Pontelandolfo, dove le truppe borboniche guidate dal generale Pier Eleonoro Negri attaccarono i comuni nell’agosto del 1861, causando centinaia di morti, scatenarono l’indignazione nazionale e internazionale. Il governo italiano condannò i fatti e avviò un processo nel 1864, che portò alla condanna a morte di 12 soldati borbonici, anche se la sentenza non fu mai eseguita a causa di un’amnistia governativa.
Ancora oggi, i fatti di Casalduni e Pontelandolfo sono considerati una pagina nera nella storia italiana, un monito contro la violenza e la repressione indiscriminata.
Le cause del brigantaggio nel Sannio sono molteplici e complesse, tra cui le condizioni economiche e sociali precarie, il forte legame con l’identità locale e la monarchia borbonica, e la presenza radicata delle bande di briganti.
L’unificazione del paese, pur avendo avuto impatti negativi sull’economia dell’Italia meridionale, non riuscì a integrare pienamente la popolazione, che subì disoccupazione, bassi salari e condizioni lavorative difficili. La mancanza di infrastrutture e servizi pubblici aggravò ulteriormente la situazione.
Il sentimento di identità locale, fortemente radicato nel Sannio, si scontrava con la modernizzazione imposta dal governo italiano, alimentando la resistenza alla centralizzazione.
La presenza preesistente di bande di briganti, spesso composte da ex soldati borbonici, forniva protezione e sostegno alla popolazione locale, creando un clima di tensione tra le truppe italiane e la comunità.
Le conseguenze del brigantaggio nel Sannio furono devastanti, con migliaia di vittime, villaggi saccheggiati e infrastrutture distrutte, creando un clima di terrore che ostacolò lo sviluppo economico e sociale della regione.
Il brigantaggio, ancor oggi oggetto di dibattito e controversie, lasciò un’impronta indelebile sulla storia dell’Italia meridionale, richiamando l’attenzione su una fase delicata e complessa che andrebbe compresa nel contesto delle sfide affrontate dal paese in quel periodo.
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